e i suoi effetti su questi paesi, in particolare su quelli dell’africa sub-sahariana. Il mutamento climatico Il ruolo politico dei paesi Come far sentire la voce degli ultimi. Tentativo ambizioso: un documento comune che chieda alla Comunità internazionale e al G20 di farsi carico dei bisogni di queste popolazioni e della tutela ambientale in questa parte rilevante del pianeta. La fame e l' impoverimento la risposta dei soggetti sociali che resistono e si organizzano. Organizzazioni di contadini, studenti, donne, artigiani che stanno cercando con grandi sforzi di contrastare questa situazione. La richiesta dei governi di questi paesi. La ricerca di un altreconomia. Immigrazione e accoglienza
Intercultura
Fare conoscere questi paesi al di là degli stereotipi. La loro grande cultura e storia. Il ruolo dei corridoi umanitari che vanno potenziati ed estesi a tutti i paesi attraversati da conflitti, siccità, gravi condizioni socio-sanitarie. Il ruolo della cooperazione decentrata.
La questione sanitaria Sono tutti paesi con una aspettativa media di vita intorno ai 50 anni, con debolissime strutture sanitarie, e una quasi totale mancanza di prevenzione. La situazione si è ulteriormente aggravata con la pandemia generata dal Coronavirus.

Le tappe del Last Twenty
Last Twenty è partito non a caso da Reggio Calabria, la più povera città metropolitana d’Italia, appartenente ad una Regione che risulta dalla metà del ‘900 all’ultimo posto nelle graduatorie in base ai parametri socio-economici. Ma, anche perché Reggio ha una tradizione di accoglienza che arriva fino ad oggi, dove gli immigrati arrivati con tutti i mezzi sono stati accolti dignitosamente, grazie all’impegno di tante associazioni del mondo cattolico e non.  Ed è stato proprio il tema dell’immigrazione e dell’accoglienza al centro della tappa reggina, dove hanno partecipato esponenti delle comunità dei Last 20 che vivono in Italia, i sindaci della rete Recosol e Welcome che sono impegnati nell’accoglienza immigrati all’interno di una nuova visione del welfare,   singole Ong che hanno alle spalle più di quarant’anni di cooperazione “dal basso”(Cospe, Terra Nuova, Terres des hommes ecc.)  e reti di ong come la Focsiv e la AOI che hanno un ruolo strategico nel rapporto con la società civile in Italia e nei Last twenty,   rappresentanti della rete interuniversitaria CIRPS che coopera con le Università del Sud ed Est del mondo, singoli studiosi e testimoni, giornalisti e attivisti. Ed aver messo in contatto tanti soggetti diversi, a partire dal protagonismo delle comunità di immigrati,  costituisce il valore aggiunto del Last Twenty.


La tappa romana del Last Twenty ha affrontato il tema del contrasto alla povertà, alla fame, alla insicurezza alimentare, unitamente alle misure per invertire la tendenza in atto: agroecologia, commercio equo e solidale, conoscenza, alta formazione e ricerca, cooperazione rinnovata e decentrata, il protagonismo delle donne negli L20. Importante è stato il dato che è emerso e che va denunciato: i 2/3 dei venti paesi più impoveriti della Terra sono in guerra.  C’è un nesso forte tra la fame e le guerre, i conflitti che diventano cronici (come in Somalia, Eritrea, Etiopia, Yemen, Libano, Congo, ecc.) .  E’ necessario, infine, concentrare gli sforzi e le sinergie sui L2o anziché disperderle in mille rivoli in cui attualmente vanno le risorse finanziarie della cooperazione internazionale, spesso a vantaggio più dei paesi donatori che dei riceventi.   In questa tappa è stata ribadita la volontà, già annunciata a Reggio C., di realizzare uno Osservatorio permanente sugli L20 in modo tale da misurare ogni anno “la temperatura sociale e ambientale“ del nostro pianeta a partire dalle parti più sensibili e vulnerabili.  Che non significa ignorare gli altri paesi impoveriti, ma dare priorità agli Ultimi.

La terza  tappa si è registrata in quattro centri urbani dell’Abbruzzo e Molise, partendo dall’Aquila ed hanno visto una grande partecipazione degli studenti ai dibattiti sul tema della pace, dei diritti umani e del dialogo interreligioso.   Sono stati organizzato veri e propri meeting in cui i relatori rispondevano alle domande degli studenti che a loro volta dibattevano fra di loro.  Il tema della pace ha toccato tutte e quattro le tappe abruzzesi e molisane e ha visto la partecipazione delle Università delle due regioni, di esperti, e una prestigiosa presenza dei vescovi e della Chiesa romana, nonché di altre religioni non solo cristiane.  Questa tappa è stata caratterizzata da quello che si può definire una parola d’ordine e d’amore:  i più Piccoli accolgono gli Ultimi (dove per Piccoli si intende la dimensione dei borghi che hanno ospitato l’evento).

La quarta tappa, a fine settembre, si è tenuta a Milano ed ha avuto come temi prevalenti: l’impatto del mutamento climatico sugli L20, la salute come benessere della persona e come diritto da assicurare indipendentemente dal Pil, l’alleanza con i giovani che parteciperanno poi a Glasgow.   In particolare, dall’incontro di Milano è emerso che gli L 20  intendono:

  1. Stabilire una rete solidale per raccogliere proposte, iniziative, istanze e necessità da parte dei rappresentanti della società civile e delle organizzazioni dei Last twenty per far conoscere correttamente la realtà di questi paesi al di là degli stereotipi.
  2. Creare un proficuo scambio di conoscenze ed esperienze tra associazioni italiane, europee e dei Last Twenty , movimenti giovanili, ambientalisti, di solidarietà e di pace, organizzazioni non governative ed università.
  3. Costruire una prospettiva “The Last 20” , legata agli SDG e all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per rafforzare i mezzi di sensibilizzazione dei cittadini, dei governi dei L20 , delle ONG e dell’opinione pubblica internazionale sui bisogni e le potenzialità di questi paesi.
  4. Denunciare il fatto che i paesi che meno inquinano al mondo sono quelli che patiscono di più le conseguenze del mutamento climatico. Per questo pensiamo sia necessario sostenere economicamente gli L20 nell’attenuazioni dei danni del mutamento climatico, in politiche di resilienza, nell’accettare lo status di rifugiato climatico agli abitanti di questi paesi colpiti dalla crisi dell’ecosistema.

 

La quinta ed ultima tappa di quest’anno si è tenuta a Santa Maria di Leuca.  Ospiti della Fondazione Don Tonino Bello, straordinaria figura di testimone della pace e della fede in un mondo dilaniato dalle guerre.   E non ci poteva essere una scelta migliore per parlare di disarmo, pace e ascoltare la voce degli Ultimi.   Particolarmente coinvolgenti sono state alcune testimonianze di donne e uomini dei Last Twenty che, di fronte a un grande auditorium stracolmi di studenti, hanno raccontato la loro storia. Nei diversi work shop si sono confrontati analisi, proposte e idee per costruire insieme un percorso L20 per il prossimo anno.  Diversi partecipanti vorrebbero puntare alla costituzione di un Osservatorio permanente sugli L20 , altri vorrebbero concentrare le energie per progetti economici, sociali e formativi in questi paesi.  Non si tratta di alternative, ma di sentieri complementari il cui esito dipenderà dalla qualità e quantità dei partecipanti, perché Last Twenty si è costruito in questo modo, a rete, con un allargamento senza pregiudizi, ma sempre tenendo presente l’obiettivo iniziale: dare voce, visibilità, attenzione agli Ultimi, come un altro punto di vista per giudicare, misurare, la qualità della cita e dell’ambiente nel nostro pianeta.